Euforia

Euforia

Un film di Valeria Golino. Con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Andrea Germani. Genere: Drammatico. Distribuito da: 01 Distribution. Italia – 2018.

Euforia e la riscoperta delle piccole cose

Recensione di Cristiano Carriero

La cosa bella di Euforia – una delle tante cose belle – è che uno dei due protagonisti non diventa all’improvviso un essere umano meraviglioso solo perché ha scoperto di avere il cancro, e l’altro non si trasforma in un eroe solo perché decide di occuparsi del fratello malato. È così che le esistenze di due personaggi completamente diversi tra loro – il mediocre Ettore (Valerio Mastandrea) e l’edonista Matteo (Riccardo Scamarcio), il quale svela una volta per tutte che non esistono omosessuali attivi e omosessuali passivi ma “dipende dall’interlocutore” – , finiscono per incrociarsi.

È un’apologia della menzogna – a volte ironica, a volte dolcissima, in certi casi tragicomica, di un tragico pirandelliano – quella che Matteo fabbrica, intrecciando resoconti sbilenchi e risibili nel disperato tentativo di rispedire al mittente la minaccia della morte. È una danza che racconta futuri inverosimili e passati improbabili, una sorta di tango in cui le punte delle scarpe dei ballerini si sfiorano ma non si toccano, in cui la morte è presente ma non si può nominare, così come non si può dire “tumore”, “oncologia”, “chemioterapia”. Parole che fanno paura, che incombono, che piano piano si fanno largo. È proprio l’ombra della morte a cambiare le cose, a incidere sulle relazioni, ad aprire la possibilità sguardi nuovi da parte dei protagonisti. Diversi. A volte fieri e orgogliosi; a volte sommessi e dubbiosi. Ma poi tutto si mescola, e tutto diventa eu-foria (dal greco “Eu” bene, e “fero”, porto). Che è un titolo bellissimo perché racchiude in una parola il senso etimologico della parola e della storia: “Sensazione accentuata di benessere con tendenza all’ottimismo e all’ilarità, talvolta artificialmente prodotta dall’uso di droghe o di eccitanti, o anche derivante da malattie nervose”. L’Euforia è anche nella riscoperta delle piccole cose, nel riappropriarsi di un vecchio balletto infantile – forse vero climax, anzi anti climax del film perché i movimenti dei due attori sono meravigliosamente imperfetti a differenza di quelli che nella scena madre che non vi anticipo sono delegati ad altre forme di vita – che fa il verso a Stanlio e Ollio, o nel poter rivedere, magari solo per un breve pomeriggio, la giovane donna (Jasmine Trinca) di cui ti sei perdutamente innamorato ma che le “cose della vita” ti hanno suggerito di lasciare indietro. Non era facile scommettere su una storia simile, ma ancora meno lo era scommettere su una coppia come Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea, diversi non solo nell’immagine che si portano dietro per i ruoli interpretati in passato ma soprattutto per stile di recitazione. Uno lavora sempre in sottrazione, l’altro cerca sempre di animare le inquadrature di movimenti. Che Valeria Golino sia riuscita a creare una chimica d’affetti perfetta, credibile e commovente tra questi due fratelli, lasciando che due personaggi agli opposti siano recitati agli opposti senza che stoni, è testimonianza indubitabile delle sue doti da regista. Un film che tocca con mano la morte per raccontare la vita, e la vitalità.

Blaam Rating: più di 20 scene di fumo

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