C’era una volta a… Hollywood

Regia di Quentin Tarantino. Con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch, Margaret Qualley. Genere: Commedia, Drammatico. Distribuito da Sony Pictures Italia/Warner Bros Italia. Usa, 2019.

C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta… a Hollywood è un titolo programmatico.

Quello di Tarantino non è tanto un film con una trama (che pure c’è), ma un film con delle storie. Storie di cinema e sul cinema.

Il film racconta le vicissitudini di Rick Dalton (DiCaprio) e della sua controfigura Cliff Booth (Pitt), attorucolo di serie B che sente di aver perso l’occasione di aver fatto il grande salto il primo. Controfigura, amico e assistente personale di Rick il secondo. A fare da contraltare c’è Sharon Tate (interpretata da una meravigliosa Margot Robbie), che invece nel cinema che conta c’è già e quasi non se ne rende conto.

Mondi lontanissimi eppure vicini (di casa), che non si incontrerebbero mai se non ci trovassimo dove tutto è possibile e questi mondi finiscono per sfiorarsi prima, e fondersi poi. Miracolo di della City of Stars, per citare un altro (gran bel) film ambientato nel quartiere più famoso di Los Angeles. A dirla tutta, la presenza di Sharon Tate ha un peso specifico leggero sulla trama. Sembra essere lì giusto per darci la garanzia che il film volgerà al brutto, raccontando della fine dell’attrice. Ma sarà poi così? È Hollywood, dove può accadere di tutto, giusto? Infatti, la trama sembra per Tarantino solo un espediente per raccontare cos’era Hollywood nel 1969 e perché la ama tanto: perché era un posto pieno zeppo di storie, che non sai mai come finiscono e che proprio per questo ti fanno sognare. Quelle dei film, certo. Ma anche quelle di chi i film li faceva. Aneddoti, intrighi, odi e amori, zuffe.

Ecco, C’era una volta a… Hollywood, è un film sulle storie. Ce ne sono tantissime, incastrate una dentro l’altra. E anche se sai che sono “finte” – come possono esserlo i take di un film dentro il film – non puoi fare a meno che sospendere l’incredulità e farti catturare dal dialogo, dalla trama, dalle emozioni. Quindi ti ritrovi preso dal villain che Rick Dalton sta interpretando. Vuoi sapere quali sono le sue vere intenzioni, come andrà a finire la storia, com’è cominciata. Una tensione che nemmeno le amnesie di Rick, che costringono il regista a rigirare la scena, riescono a spezzare completamente.

Vuoi sapere se davvero, come si racconta, Cliff ha ucciso la moglie. O se il suo vecchio amico è stato ucciso dagli hippy o dorme davvero, come dicono. È come se Tarantino volesse dimostrarci tutta la potenza narrativa del cinema. La capacità di risucchiarci nelle storie, di riempirci il cuore di facce, parole, fatti. Così non storci il naso nemmeno quando Tarantino stravolge la Storia (quella con la esse maiuscola) nel finale. Anzi, applaudi. Perché da una storia di Hollywood esigi il lieto fine.

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