A star is born

A star is born

Un film di Bradley Cooper. Con  Bradley Cooper, Lady GaGa, Sam Elliott, Andrew Dice Clay, Anthony Ramos, Bonnie Somerville. Genere: Drammatico. Distribuito da: Warner Bros Italia. Usa – 2018.

Ho visto Lady Gaga recitare.
Ho sentito Bradley Cooper cantare.
Ed è stato bellissimo.

A Star is born è un remake così intelligente che sembra raccontare la biografia della protagonista.
Cooper ha invece spogliato Lady Gaga regalandoci Stefani Germanotta in una storia d’amore appassionata dove la musica fa da padrona – letteralmente – dalla prima all’ultima scena.

Nonostante il film non faccia nulla per nascondere le sue origini datate (siamo al quarto remake), la freschezza dell’attore-diventato-regista permette alla storia di A Star is Born di esplodere in un trionfo di musica strappalacrime, drammi e cuori spezzati. Jackson Maine è un vecchio country-rocker innamorato dell’alcool. La sua depressione ha origine in un’infanzia turbolenta, rappresentata dalla relazione conflittuale con il fratello maggiore Bobby (Sam Elliott), convinto di avere più talento di lui. La performance di Cooper è credibile soprattutto grazie a un cantato sorprendente, – ascoltare la colonna sonora su Spotify per credere – e in alcuni momenti le parole di Jackson sembrano quasi le sue. Il musicista riesce a dare l’ultima sterzata di vigore alla sua carriere quando incontro Ally, una cameriera con una disastrata carriera da cantautrice (sì la trama è grosso modo quella di “Sono pazzo di Iris Blond” con Verdone e la Gerini). Di solito questo ruolo è quello dell’ingenua alla ricerca di un mentore che la possa aiutare in un mondo di predatori. Invece Lady Gaga non fa l’ingenua. Il suo personaggio arriva da un’assurda famiglia italiana (dove spicca Andrew Dice Clay, perfetto nel ruolo del papà/rozzo cantante alla Frank Sinatra), scartato da un’industria a cui piace il suo suono ma non il suo aspetto. È una guerrigliera che sa di essere brava. Quando Jackson la trascina sul palco per cantare Shallow, una delle più belle colonne sonore di sempre, Ally trema. Motivo per cui, nei primi trenta minuti del film, siamo persino tentati di pensare che quella che Cooper racconta sia la vera storia di Lady Gaga. A Star is Born è un film sui compromessi per diventare e chiamarsi artisti. Su come l’arte si distrugga quando interferisce inevitabilmente l’aspetto commerciale. “Tanta gente ha talento, la differenza la fa se hai qualcosa da dire”, dice Jackson Maine quando ascolta per caso la giovane cameriera Ally, performance occasionale in un piccolo locale, durante una serata drag queen. “Devi essere te stessa, metterti a nudo, se vuoi durare”, aggiunge nel momento in cui la sua protetta, e nel frattempo amata, sta per esplodere con l’album d’esordio. Un’ossessione per la sincerità, per la musica che deve venire dal cuore, onnipresente nel film, tanto da insistere rispetto alla storia originale su alcune scene e svolte narrative drammatiche. Le parabole dei due artisti si muovono in versi opposti: lui è una stella che sta soccombendo all’abuso di alcol e droghe, lei è una stella nascente vogliosa di spiccare il volo. I due si incrociano, ritrovando una comune fragilità e l’amore per la performance pura, quella figlia dell’urgenza di comunicare, di dire cose che si sentono nelle viscere.

“La musica è di dodici note per ogni ottava. la stessa storia raccontata ancora e ancora, per sempre. Ogni artista può offrire la sua visione di quelle dodici note”.

La stessa cosa vale per l’amore.

Blaam rating: più di 20 scene di fumo

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