Il Traditore

Regia di Marco Bellocchio. Con Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracane, Luigi Lo Cascio, Fausto Russo Alesi. Genere: Drammatico. Distribuito da 01 Distribution. Italia, 2019.

“Collaboratore di giustizia, non infame, non pentito”

Sicilia, 1980. Sono gli anni della Seconda guerra di mafia tra i Corleonesi, capeggiati da Totò Riina e intenti a far fuori le vecchie famiglie, e i palermitani di Tommaso Buscetta, della “Cosa Nostra vecchio stile” («Quella morale, che non ammazza i bambini e le mogli»). Mentre le vittime tra la “vecchia guardia” salgono vertiginosamente come un contatore impazzito, Buscetta si è rifugiato in Brasile con la sua nuova famiglia. Dopo esser stato individuato dall’intelligence brasiliana e consegnato allo Stato italiano, Don Masino decide di confessare tutto al giudice Falcone, diventando così il primo grande pentito della mafia siciliana. Il suo diretto avversario (almeno fino alla strage di Capaci) non è però Totò Riina ma Pippo Calò, che è “passato al nemico” e non ha protetto i suoi figli (anzi) durante la permanenza in Brasile: è lui, secondo Buscetta, il vero traditore di questa storia di crimine e coscienza che ha segnato la Storia d’Italia e che resta un dilemma etico senza univoca soluzione.

Da quando ce lo presenta il giorno della festa di Santa Rosalia, mentre si aggira con aria preoccupata e pensierosa per i saloni della grande villa che ospita la grande cena che avrebbe dovuto segnare la pace tra palermitani e corleonesi, fino al momento della sua morte, avvenuta vent’anni dopo in America, Bellocchio racconta il suo Buscetta come un personaggio fatto di ombre, opaco, tormentato, per alcuni un eroe, per altri un infame, un opportunista di comodo ma anche una cartina di tornasole dell’ipocrisia del sistema di giustizia.

L’intento di Bellocchio non è quello di far passare Buscetta per “uomo buono tra i cattivi”. Il rischio di simpatizzare nel corso del film è forte, ma Bellocchio non ha bisogno di rimarcare l’odiosità del pentito come assassino. Don Masino non ha il coraggio di ammettere il tradimento, come non teme di rivelare la struttura della Cupola. Non ce la fa, nei suoi semplici sogni, a tirarsi una volta per sempre fuori dalla Cosca, anche se riesce, nella realtà allucinata, a tradire e a sbigottire i capi dei capi. «Cosa Nostra è finita», afferma Buscetta, e adesso bisogna parlare: «Dì le cose», intima il boss, e così Bellocchio racconta quel “teatro psicologico” che è il crimine organizzato, fatto di riti tribali e di brutalità ferina, ma è anche uno Stato criminalmente assente. Ed è così che Buscetta andrà incontro all’umiliante interrogatorio nel corso del processo a Giulio Andreotti, che ne demolirà la credibilità di testimone e ne segnerà l’inizio di un declino patetico ed inarrestabile.

Il traditore è un film sull’Italia. Il maxiprocesso di Palermo, con le lingue sbrigliate, le maschere crude e i dialetti all’impazzata, è qualcosa a metà tra la tradizione della commedia dell’arte e i riti contemporanei del talk-show. Supportato da un magistrale Pierfrancesco Favino e da un cast incredibile – tra cui spiccano Fabrizio Ferracane che interpreta Pippo Calò e Luigi Lo Cascio nei panni di Totuccio Contorno – Il Traditore è un film semplice ma allo stesso tempo complesso: è tra i silenzi di Buscetta e le sue parole che si nasconde il senso di un’opera che non è solo una ricostruzione storica rigorosa e documentata, ma anche una finestra che si affaccia sul mistero, sulle contraddizioni e sui sogni infranti di un protagonista con cui Bellocchio non è di certo spietato, ma nemmeno indulgente.

Blaam rating: meno di 20 scene di fumo

Hammamet

Regia di Gianni Amelio. Con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca...

Moschettieri del re - La penultima missione

Regia di Giovanni Veronesi. Con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco...