Minari

Regia di Lee Isaac Chung. Con Steven Jeeun, Han Ye-ri, Alan Kim, Noel Kate Cho, Yoon Yeo-jeong, Will Patton, Scott Haze e Jacob Wade. Genere: Drammatico. Distribuito da Academy Two. USA 2020

Minari è il nome di una pianta acquatica ed è anche il titolo della quarta pellicola di Lee Isaac Chung. La storia di una famiglia coreana che emigra in America per condurre una vita più agiata e potersi sostentare dignitosamente con l’agricoltura. Il tanto atteso inizio sarà, però, burrascoso e pieno di insidie, fra problemi finanziari, la malattia del secondogenito e l’arrivo di nonna Soon-ja (premio oscar come attrice non protagonista 2021).

La pellicola presenta numerosi punti di riflessione; come ad esempio il “vecchio” lavoro dei coniugi. Sessualizzazione dei polli, così viene chiamata la pratica di chi deve capire, selezionare e dividere i pulcini nati da poco. Ho apprezzato il discorso del padre al figlioletto, in cui spiega in parole povere il perché del continuo fumo nero che fuoriesce dall’industria. Da onnivoro ho fatto tesoro di questo breve dialogo, una sensibilizzazione necessaria in un mondo disumano. Un altro punto, decisamente da far notare, è l’originalità con la quale il regista non ha voluto puntare sulla difficile integrazione della famiglia. Intendo dire che non è caduto nella retorica del razzismo, il film non ne parla proprio, anche se ne avrebbe avuto la possibilità e anche un’accoglienza particolarmente funzionale alle premiazioni di tutto il mondo e non solo. Di questi tempi, in cui la xenofobia ancora miete innocenti, parlarne per responsabilizzare è sempre un fine nobile, ma Chung ha guardato più lontano. Il regista non ha puntato sul melodramma con la sconfitta dei pregiudizi etnici da parte della famiglia. Per dichiarazione dello stesso autore ha voluto proporre un film fortemente autobiografico con tutto ciò che ne è comportato: originale e spiazzante. Trasuda tutta la forza di una famiglia che non vuole cedere e farà di tutto per non farlo. Si impegnerà fino allo sfinimento, se necessario. Con forza motivazionale sono stato spinto anch’io in prima persona a voler credere in loro, a sognare con loro un futuro in cui credere, un futuro scavato come il pozzo per l’acqua. Questo nucleo non vuole niente che non sia meritato e un po’ tutti dovremmo cercare di meritarci quello che c’è nel mondo. I regali e le fortune sono per i bambini.

Con tutta la franchezza dell’universo, non ho ancora digerito il film, perché nel complesso non l’ho gradito. Questo perché la storia viene quasi messa in secondo piano con un epilogo poco appagante. Ho di gran lunga amato i singoli particolari, come il simpaticissimo e un po’ matto Paul o le splendide inquadrature durante le faticose ore lavorative. Sono pieno di dubbi al riguardo, ma credo che non possa non tentare una seconda volta con Minari, in quanto, come dice la mia cara madre: una seconda possibilità (visione, a questo punto) non si nega a nessuno/a.

Blaam rating: meno di 20 scene di fumo