Moschettieri del re – La penultima missione

Regia di Giovanni Veronesi. Con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo e Sergio Rubini. Genere: Commedia.Distribuito da Vision Distribution. Italia, 2018

Spade arrugginite e moschetti inceppati

Recensione di Fabrizio Ravallese

I tre moschettieri, romanzo di Alexandre Dumas, entra di diritto nella lista dei miei libri preferiti. Sin da piccolo mia madre mi leggeva la storia del giovane D’Artagnan e dei tre brillanti e fedeli adepti del re, Athos, Porthos e Aramis. E mentre i miei amici giocavano ad essere “I cavalieri dello zodiaco”, io sognavo di difendere LuigiXIII dai malvagi piani del cardinale Richelieu e della famigerata Milady. Non a caso uno dei miei costumi preferiti a carnevale, tra mille Power Rangers e potenti supereroi, era proprio quello di D’Artagnan. Adoravo tutto di quel travestimento: il lungo mantello blu, il cappello dello stesso colore, con la sua grande piuma bianca, il moschetto e l’immancabile spada. Anche il pizzetto era fondamentale per la mia trasformazione da moschettiere. Insomma, D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis sono stati gli eroi della mia infanzia, in un periodo dove robot e guerrieri avevano la meglio.

Anche per questo motivo ho deciso di andare a cinema a vedere “Moschettieri del re – La penultima missione” di Giovanni Veronesi. Il film si ispira al secondo romanzo di Dumas sui moschettieri (dal titolo “Vent’anni dopo”) e narra dei quattro paladini reali, il francese D’Artagnan Favino, il romano Porthos Mastandrea, il lucano Athos Papaleo e il pugliese Aramis Rubini, ormai in pensione e riuniti per volere della regina Anna d’Austria Margherita Buy, in un’ultima (o penultima) missione in difesa degli Ugonotti perseguitati dal cardinal Alessandro Haber Mazzarino. I quattro moschettieri, tra acciacchi, sbronze epiche e (ebbene sì) emorroidi, dovranno in tutti i modi ritrovare lo smalto di un tempo e riuscire nell’impresa, ritrovando così la gloria perduta.

Nonostante la grandezza dei quattro attori protagonisti, che divertono (soltanto a tratti) e si divertono, purtroppo il film non decolla mai. Veronesi, pur investendo su cast, scenografie, costumi e sui meravigliosi paesaggi della Basilicata, e nonostante il parallelismo sociopolitico con l’attuale tragedia dei migranti, si ingarbuglia decisamente sulla trama generando qualcosa di incomprensibile e abbastanza zoppicante. Se durante il film pensavo “adesso si ride, è matematico”, dopo i titoli di coda mi sono detto “avrò riso quattro, cinque volte in tutto”. Particolare e forse evitabile la scelta del finale, ma per motivi di spoiler preferisco non dire nulla. In conclusione si tratta di un film leggero, poco divertente rispetto alle aspettative, ma non semplice (se si colgono i numerosissimi richiami alla vita quotidiana). Veronesi in questo è stato bravo, ma per il resto, potrei tranquillamente mettere questa pellicola allo stesso livello del disastroso “Il mio west” (sempre di Veronesi) del 1998.In una parodia dove quasi tutto è fuori luogo, un applauso lo merita Pierfrancesco Favino, che con la sua parlata inventata e maccheronica e con la sua interpretazione, riesce a salvare la barca piena di falle di Veronesi. Non a caso Favino interpreta D’Artagnan, l’eroe della mia infanzia.

Blaam rating: Smokefree

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