Se son rose

Regia di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Michela Andreozzi, Elena Cucci, Caterina Murino, Claudia Pandolfi. Genere Commedia. Distribuito da Medusa. Italia, 2018.

Se son rose (ma le rose ci sono già state)

Recensione di Cristiano Carriero

La premessa è doverosa: chi scrive è un appassionato di Leonardo Pieraccioni. Conosco benissimo quasi tutte le sue battute. Rido ogni volta che gli sento dire “Cavallino e pertica” (da Ti amo in tutte le lingue del mondo),penso che un film come I laureati sia un capolavoro assoluto, mi sono rigiocato mille volte la battuta della “rana delle favole” de Il pesce innamorato.Ogni tanto ballo i passettini di Fuochi d’artificio e se un giorno avrò una figlia femmina, la chiamerò Amaranta, come ne Il paradiso all’improvviso

Capite che con questi presupposti, non sono la persona migliore per valutare in maniera imparziale un film di Pieraccioni. Ma ci proverò, senza prendermi troppo sul serio. Il retrogusto che lascia Se sono rose è, senza troppi giri di parole, quello dell’opera incompiuta. La trama è debole: Leonardo, 50 anni e divorziato, è un giornalista che scrive per un giornale online che parla di app, ma sembra sopravvivere nell’era del digitale, più che vivere, perché vi è costretto. Tanto che il rapporto con la figlia – che gli rimprovera di essere un superficiale, di non avere “le cialde” – è conflittuale. È proprio lei, che fa parte invece della generazione Z, una notte a decidere di inviare lo stesso messaggio a tutte le ex del padre. Il testo del messaggio è questo: “Sono cambiato, riproviamoci”. Quello che succederà dopo potete immaginarlo.

In realtà Leonardo Pieraccioni non è cambiato per nulla. È sempre lo stesso: insofferente ai legami, innamorato dell’amore tanto da detestare la parola “trombamico” (per la cronaca fa schifo anche a me) e sostituirla con improbabili ma a loro modo affascinanti giri di parole sui fari che di notte non si vedono, ma sono lì. Perché l’amore è un faro, ma spesso e volentieri siamo noi che non riusciamo a vederlo. La trama non è del tutto originale, perché – in maniera molto meno riuscita – riprende quella di Alta fedeltà di Stephen Frears, scritto da Nick Hornby. Anche in quel caso la missione del protagonista, John Cusack, era quella di andare a recuperare tutte le ex per capire se davvero si era perso qualcosa di importante per strada. Solo che nel libro di Hornby non esistono ancora i social e quindi la ricerca diventa parte stessa della narrazione. Qui tutto si risolve in un messaggio copiato e incollato nel giro di 5 minuti. Un segno dei tempi, e a Pieraccioni piace percorrerli questi tempi.

Il film nel suo complesso è leggero, anche godibile, tutto sommato. Le parti più belle sono forse quelle dei dialoghi con la vicina di casa, interpretata dalla bravissima Nunzia Schiano, già mamma di Alessandro Siani in Benvenuti al Sud. Basterebbero questi dialoghi improbabili tra il saggio anziano e il giovane fuori tempo massimo, già visti ne Il Ciclone con altri personaggi ma di cui non ci si stanca facilmente, per portare a teatro un copione più adatto al palcoscenico che alle sale. Rispetto ad altri film, manca la donna bellissima. Quella che fa girare la testa e che di solito è sudamericana (fino a quando nella vita di Leonardo Pieraccioni, che non è poi così distante da quella dei suoi personaggi, non è arrivata Laura Torrisi).

Elena Cucci, già vista in A casa tutti bene di Muccino e con un ruolo molto simile, è una ragazza svampita (e con un quoziente intellettivo molto basso, tanto che il suo soprannome è quarantotto come il numero dei neuroni) ma sincera. Con un bel sorriso, buona. Tra le ex ci sono Claudia Pandolfi, Michela Andreozzi e soprattutto Gabriella Pession che con Pieraccioni aveva già lavorato da ragazzina (ne Il pesce innamorato) e in questo film ci va a letto. Piccolo incesto della mia personale filmografia. Mi riprenderò. L’impressione generale è di un film molto debole e della fine definitiva di un ciclo che è andata già troppo oltre. Ora Leonardo ha tre strade, a mio parere. La prima è quella di fare l’attore in film di altri registi, in modo da assecondare al sua pigiriza dichiarata. La seconda è quella di tornare al primo amore, il teatro. La terza, da sempre la più difficile, rompere definitivamente con il passato e inventarsi un personaggio nuovo. Alcuni dei suoi film resteranno dei cult assoluti, ma farci provare questa nostalgia è un’operazione troppo rischiosa.

Ti voglio bene, Leo. E grazie per la battuta della rana delle favole, per quella in cui dici “Ora io e te si fa una scommessa: si sta insieme trent’anni e poi tu mi dici come è andata” e per tutte le colonne sonore, dagli Audio2 a Daniele Groff. Compresa questa “Non ho parole d’amore”, scritta e cantata proprio da Pieraccioni nel film. Forse la cosa migliore di questa pellicola. Hai visto mai, Leonardo?

Blaam rating: Smokefree