Tolo Tolo

Regia di Checco Zalone. Con Checco Zalone, Souleymane Silla, Manda Touré, Nassor Said Berya, Alexis Michalik. Genere: Commedia. Distribuito da Medusa. Italia 2020.

Tolo Tolo: quando nemmeno Checco Zalone può più permettersi di farci sbellicare dalle risate

Luca Medici, al secolo Checco Zalone, ha fatto una cosa molto innovativa: presentare un film attraverso un trailer che racconta una storia profondamente (e volutamente) diversa da quella del film. Attraverso quella canzoncina ci ha fatto conoscere dei personaggi che nella pellicola non sono affatto presenti, come la moglie che si lascia corteggiare dall’immigrato, o figure di secondo piano come lo stesso ragazzo africano che nel video è protagonista assoluto, ma nel film recita un ruolo da comparsa.

Soprattutto, nel trailer, Checco Zalone veste panni molto diversi da quelli che indossa in Tolo Tolo, non fosse altro per l’ambientazione. Dai palazzoni milanesi del video che su YouTube conta già più di 5 milioni di visualizzazioni, si passa ad un road movie che parte da Spinazzola, provincia BAT, e attraversa il deserto dell’Africa e il mare della discordia e dei porti chiusi. Tolo Tolo non può essere il miglior o il peggior film di Checco Zalone, per un motivo semplicissimo: è il primo. Quelli che avevamo visto finora erano di Gennaro Nunziante, un’assenza che si sente soprattutto nella scrittura e nella vis comica.

Poi però c’è il film, che è un cazzo di film coraggioso perché sacrifica battute e comicità per parlare di due bruttissime malattie che affliggono ancora troppi italiani: l’ignoranza e il razzismo. L’attore-regista, con la collaborazione di Paolo Virzì, spiega che ironizzare sul razzismo è difficile, ma ancor più difficile ironizzare sull’ignoranza, soprattutto quando l’uno è la conseguenza dell’altro. Per farlo sceglie una favola in cui un immigrato crede nel sogno di poter arrivare in Italia per girare film come quelli del neorealismo, mentre un bambino deve compiere una missione ancora più importante. Per farlo dovrà imparare presto a nuotare da solo, anzi “Solo Solo”, e da qui il titolo del film.

Piaccia o meno – per alcuni sembrerà sconvolgente – l’operazione di derisione, perché qui siamo molto oltre l’ironia, dell’ignoranza può riuscire solo ad uno che fa ridere di pancia. Stavolta però alla pancia arrivano anche dei cazzotti ben assestati, tra bombe, morti carbonizzati e musichette come quella di faccetta nera, e fa strano che debba essere uno così a prendersi la responsabilità di risvegliare le coscienze e mettere in guardia dagli “attacchi di fascismo” (che è contagioso, come la candida, cit.). Non è un caso che ci sia un cammeo di Nichi Vendola, uno dei politici più di sinistra degli anni 2000, oratore talmente abile da risultare incomprensibile sulla scena attuale dominata dai Salvini e dai Di Maio e quindi disposto, in quel minuto di film a ironizzare su se stesso e su quell’ars oratoria cha ha finito per allontanarlo dagli scranni del potere, e che il film sia anche un omaggio costante a Bertolucci e Pasolini.

Non posso dire che sia grande cinema, tra un inizio troppo frettoloso, qualche colpo di scena francamente poco comprensibile, su tutti un tradimento estremo poi omesso come se nulla fosse accaduto, e un finale di conseguenza forzato, ma è un film che vale la pena vedere. Anche per la forma, un musical a metà tra Mary Poppins – soprattutto per il controfinale dedicato ai bambini, una scelta che dividerà molto la critica tra “colpo di genio” e “schifezza colossale” – e Bingo Bongo, pellicola di Adriano Celentano (che non a caso passa pochissimo in TV a differenza del Bisbetico domato e di Innamorato pazzo) a cui questa storia deve molto e non solo per le allitterazioni del titolo e per i continui riferimenti, direi quasi omaggi, di Checco Zalone al molleggiato.

Se Luca Medici aveva già toccato temi profondi nei film precedenti (omosessualità, immigrazione, terrorismo), ma pochi lo avevano davvero capito, stavolta non ha voluto lasciarci nessun dubbio. Anzi, ha preferito darci direttamente una certezza: in un momento storico come quello che sta vivendo il nostro Paese, dove a farci ridere (male) ci pensano già i politici attraverso i loro social, nemmeno il comico più bravo può permettersi di farci sbellicare dalle risate.

Blaam rating: Smokefree